ATTUALITA’ – Peste suina africana: timori per il comparto suinicolo italiano

13 Gennaio 2022

La Peste suina africana (PSA) è una malattia virale che colpisce suini e cinghiali selvatici. Può essere letale per gli animali infettati, ma non è trasmissibile agli essere umani. Le epidemie – come ricorda il sito del Ministero della Salute – possono avere conseguenze economiche pesanti per il comparto suinicolo italiano.  Il 7 gennaio scorso in un cinghiale trovato morto in Piemonte nel Comune di Ovada (AL) è stato riscontrato il virus della malattia. Dopo la segnalazione di altri casi nei giorni a seguire, per Piemonte e  per la vicina Liguria sono state prese misure di contenimento.

La PSA

La PSA è presente da oltre 40 anni in Sardegna dove la situazione è oggi è sotto controllo e in via di costante miglioramento. Nel 2014 un’epidemia di PSA è esplosa in alcuni Paesi dell’Est Europa. Da allora la malattia si è diffusa in altri Stati Membri, tra cui Belgio e Germania, mentre in ambito internazionale è presente in Cina, India, Filippine e in diverse aree del Sud-Est asiatico, raggiungendo anche l’Oceania (Papua Nuova Guinea). Il virus rinvenuto in Piemonte e Liguria corrisponde a quello circolante in Europa da alcuni anni ed è geneticamente diverso da quello presente in Sardegna. 

Il blocco di 114 Comuni

In seguito ai ritrovamenti in Piemonte e Liguria ad inizio anno,  il Ministero della Salute, unitamente al Gruppo degli esperti, ha emesso una ordinanza che ha vietato  una serie di attività che potrebbero contribuire alla diffusione del virus. Preclusa, in 114 Comuni delle due Regioni,  qualsiasi attività agro-forestale e quindi l’accesso del pubblico, tenuto conto che la malattia è trasmissibile attraverso le movimentazioni di animali,  persone, veicoli e materiali contaminati (tra cui rifiuti di cucina, scarpe o vestiti, attrezzi zootecnici ecc.). Sono quindi vietate vietata la caccia e le attività ricreative come raccolta funghi, trekking e mountain bike.

Danno economico

Un problema di ordine sanitario che rischia di provocare un danno irreparabile  per il tessuto produttivo ed economico legato alla filiera suinicola, in particolare per la produzione di prosciutti DOP e IGP che, da Parma a Norcia, secondo  Cia-Agricoltori Italiani.

Il settore suinicolo è strategico. Attualmente, l’export di salumi e carni suine (prosciutti stagionati, disossati, speck, coppe e culatelli) è pari a circa  1,7 miliardi di euro (+12,2% rispetto al 2020). Le autorità competenti di Giappone e Taiwan hanno già disposto il blocco dell’import di carni suine italiane e si temono ulteriori decisioni.

Cia ribadisce che le misure di bio-sicurezza degli allevamenti italiani hanno standard molto elevati, che verranno ulteriormente rafforzate nelle prossime settimane per tutelare le aziende zootecniche, nell’ipotesi di focolai.

Le proposte di contenimento della fauna selvatica

Malgrado non ci sia alcun caso di contaminazione della popolazione suina, Cia chiede alle istituzioni di mantenere alto il livello di allerta e ribadisce la necessità di mettere in atto un’efficace politica di contenimento degli ungulati, principale vettore di trasmissione della peste suina.  Con il progetto “Il Paese che Vogliamo”, ha lanciato la proposta di una riforma della legge 157/92 per fronteggiare il problema in Italia.  Alcuni punti chiave: sostituire il concetto di “protezione” con quello di “corretta gestione”, parlando di “carichi sostenibili” di specie animali nei diversi territori; non delegare all’attività venatoria le azioni di controllo della fauna selvatica, ma prevedere la possibilità di istituire personale ausiliario; rafforzare l’autotutela degli agricoltori e garantire il risarcimento integrale dei danni subiti.

 

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