ATTUALITA’ – Politiche agricole e futuro del biologico italiano

12 Novembre 2021

Si è parlato degli impatti delle politiche agricole e del futuro del biologico italiano a  B/Open di Veronafiere, la seconda edizione della rassegna b2b  dedicata alle produzioni biologiche. 

Nell’ambito del convegno «Pac e biologico: l’impatto sul mercato» , organizzato lo scorso 10 novembre da Ccpb, ente di certificazione del settore privato è emerso che la crescita del biologico passerà dal dialogo di filiera e dal mercato.

“Servono strumenti coerenti per la crescita del biologico e una nuova consapevolezza delle filiere” ha detto Gabriele Canali, docente di Economia agraria all’Università Cattolica di Piacenza, rivolgendosi agli
operatori presenti al convegno. “Il biologico richiede in questa fase un passaggio epocale da produttori a imprenditori, perché sul mercato non ci si improvvisa più».

Un mercato strutturato

Le opportunità di crescita del comparto si inseriscono in un periodo di grandi cambiamenti ed aspettative: «dal Regolamento comunitario 848 del 2018, che entrerà in vigore dal prossimo gennaio e che ci vede preoccupati, perché ad oggi mancano ancora i decreti attuativi, alla riforma della Pac che sarà applicata da gennaio 2023, dalla strategia europea Farm to Fork e da quella nazionale del Piano nazionale di ripartenza e resilienza, in cui all’interno delle azioni dedicate all’agricoltura sostenibile potrebbero trovare spazio elementi di rafforzamento dell’agricoltura biologica», dice Fabrizio Piva, amministratore delegato del Ccpb, facendo appello al senso di responsabilità delle catene di approvvigionamento e delle istituzioni.

Le opportunità di crescita

Il biologico ha interessanti possibilità di crescita anche in aree dove storicamente si è sviluppata un’agricoltura ad alto valore aggiunto, come la Pianura padana, dice Canali, «a patto che si tenga presente che il settore deve rafforzarsi ancora, rispondendo con una crescita equilibrata delle produzioni al proprio interno, tale da rispondere a consumi crescenti senza
dover ricorrere alle importazioni, altrimenti rischieremmo di aprire un fronte sulla competitività delle imprese».

Il valore delle filiere

Come muoversi? Promuovendo progetti di filiera e territoriali sul lungo periodo, suggerisce il professor Canali. Sul piano pratico le opportunità non mancano, anche se «politiche di sviluppo più omogenee rispetto a quelle attuali, dove si assistono ad alcune divergenza fra Regione e Regione,
potrebbero assicurare un quadro di crescita più uniforme a livello nazionale», suggerisce Riccardo Meo di Ismea, che traccia la strategia per uno sviluppo coerente del biologico. «Dovrà prevedere un ampliamento della superficie coltivata, l’aumento dei volumi di derrate agroalimentari biologiche sui mercati, sostenere l’accesso al cibo biologico per avere una platea più vasta di consumatori, cercando allo stesso tempo di evitare gli effetti negativi sui prezzi derivati da una sorta di democratizzazione del cibo biologico», incalza Meo. Dagli eco-schemi previsti dalla riforma della Pac ai futuri «interventi» all’interno del Piano strategico nazionale, che dovrebbero di fatto sostituire le «misure» della precedente programmazione, gli strumenti di interventi dedicati al biologico sono una sessantina.

Attenzione alla burocrazia

«Contemporaneamente – osserva Fabrizio Piva – dovremo evitare appesantimenti burocratici, che frenano lo sviluppo del bio, ma anche ridurre gli sprechi in campo e lungo la catena di approvvigionamento». Il futuro del biologico sarà quello di «impegnarsi in filiere multi-prodotto, favorire la diffusione di veri contratti di filiera di durata almeno triennale, definire gli strumenti e le modalità di determinazione del prezzo” è stato detto  nel convegno su «Le filiere del grano biologico italiano», promosso sempre a  B/Open da Cia-Agricoltori Italiani in collaborazione con Bioagricoop. Non solo. Sarà necessario agire anche sul piano della tecniche e quindi “programmare le semine e adeguare l’assistenza tecnica, la gestione del rischio, i progetti di ricerca e innovazione, così da realizzare un modello integrato e organizzato del sistema agricolo e alimentare italiano, per una filiera che sia allo stesso tempo finalizzata a migliorare le produzioni, le competenze, la redditività».

Opportunità e soluzioni per accompagnare una filiera strategica come quella del biologico, dunque, non mancano. Dovranno riuscire nel complesso a dare slancio e prospettive ad un settore in continua crescita.

 

Foto: ©Veronafiere-EnneviFoto

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