ATTUALITA’ – Rapporto Coop: tiene il food, ma l’autunno è incerto

8 Settembre 2022

Non è un periodo facile quello che gli italiani stanno attraversano, tra pandemia, crisi climatica, guerra, inflazione devono fare i conti con la crescente difficoltà di far tornare il bilancio familiare. Molti prevedono di risparmiare eliminando il superfluo, ma c’è una voce su cui non sono disposti a tagliare: la spesa alimentare. E’ quanto emerge dal Rapporto Coop 2022.

Prezzi e volumi, in Italia meglio che in altri Paesi

Sebbene il mercato italiano sembri manifestare una dinamica inflattiva inferiore ad altri Paesi Europei, i prezzi dei prodotti alimentari lavorati sono cresciuti di circa il 10% (in Germania e Spagna l’incremento è di circa il 13%). Nonostante questo i volumi di vendita hanno tenuto (+7,8% primo semestre 2022 vs 2019), complice la calda e lunga estate italiana, il ritorno del turismo straniero e la capacità della distribuzione moderna di imporsi sugli altri canali di vendita specializzati. In effetti le vendite a valore nel primo semestre sono cresciute dell11,8% per il totale alimentare, con punte del 15,4% per le bevande, che rappresentano il 13% del comparto.

I dati progressivi a luglio 2022, mostrano come, se per tutti i  comparti analizzati le vendite crescano a valore, non in tutti tengano a prezzi costanti. Complessivamente il grocery cresce del +4,8% a valore, +0,3% a prezzo costante, ma mentre fresco (+5,4%; +1,1%) e pet food (+10,8% e +1,1%) fanno segnare un indice positivo in entrambi gli ambiti, si segnale un calo nelle vendite a prezzo costante per il freddo (+3,0%; -2,2%) e le bevande (+2,7%; -0,8%).

I dati del secondo semestre, ancora più impattati dal caro bolletta, potrebbero però non rispecchiare questi risultati.

Una riduzione ragionata del carrello

24 milioni e mezzo di italiani, comunque, nonostante l’aumento dei prezzi non sono disposti a scendere a compromessi nelle loro scelte alimentari e nei prossimi mesi prevedono di diminuire la quantità ma non la qualità del loro cibo. Ritorna anche il cooking time sperimentato in lockdown; si passa più tempo nella preparazione dei pasti e ci si impegna a sperimentare nuovi piatti.

Non si intende rinunciare soprattutto al cibo più sobrio e basico, senza orpelli e sovrastrutture; l’italianità e la sostenibilità sono gli elementi imprescindibili che erodono mercato a altre caratteristiche in passato maggiormente ricercate. Così compaiono meno sulle tavole i cibi etnici, le varie tipologie di senza (senza glutine, senza etc), i cibi pronti e anche il bio pare subire una battuta d’arresto.

Le stesse marche leader sembrano sacrificabili, rispetto al 2019 hanno registrato una contrazione della quota di mercato passando dal 14,9% di quell’anno al 13,1% 2022 (-1,8 pp), mentre la MDD continua la sua avanzata, con una quota di mercato che nel 2022 sfiora il 30% (+2,0 rispetto al 2019).

Incognite per la grande distribuzione

Se questo vale per i cittadini, non è semplice neppure lo scenario che le imprese della distribuzione devono affrontare.  Da un lato devono fare i conti con il rincaro dei listini industriali e l’esplosione del caro energia, dall’altro avvertono la necessità di attutire l’effetto di questi aumenti sulla capacità di acquisto del consumatore.

Ad oggi, infatti, i prezzi dei beni alimentari venduti dall’industria alle catene della Gdo sono cresciuti del 15% rispetto allo scorso anno (var % tendenziale luglio-agosto 2022-2021), mentre l’inflazione alla vendita nello stesso periodo ha fatto segnare un valore di poco superiore al +9%. A schizzare in alto sono soprattutto i prezzi all’acquisto dei prodotti basici: olio di semi +40,9%, olio di oliva un +33,1%, pasta +30,9%, farina +25,4%.

Il commento

“E’ una partita decisiva quella che ci accingiamo a giocare –  commenta Maura Latini, amministratrice delegata di Coop Italia – in un anno che ha segnato la fine di molte certezze e la comparsa di più di un’occasione di inquietudine con cui facciamo i conti sia personalmente che come dirigenti di cooperativa. Il Rapporto Coop ci dice che forse per la prima volta da tanti anni proprio al cibo gli italiani assegnano un ruolo fondamentale e non sacrificabile nemmeno nei momenti di difficoltà economica”. 

 

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