SICUREZZA – Un algoritmo contro le frodi sull’extravergine

9 Novembre 2022

Secondo Coldiretti, oltre una bottiglia di olio extravergine d’oliva su quattro (27%) è risultata falsa e nel 2021 sono arrivati 540 milioni di chili di prodotto dall’estero, quasi il doppio della produzione nazionale (+80%). Un algoritmo dell’Intelligenza Artificiale può aiutare a identificare le frodi nell’olio extravergine di oliva.

Lo ha dimostrato uno studio condotto su olio prodotto da oliva Taggiasca ligure da ricercatori dell’Università Cattolica, campus di Piacenza.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Food Chemistry e coordinata da Marco Trevisan, Preside Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali e Luigi Lucini del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari per una filiera agro-alimentare Sostenibile – DiSTAS.

Lo studio

Nel lavoro i ricercatori hanno utilizzato 408 campioni di olio, tutti georeferenziati e provenienti da tre stagioni di crescita consecutive, avvalendosi del supporto del Consorzio di Tutela Olio DOP Riviera Ligure. Sono stati indagate due classi di composti chimici, i polifenoli e gli steroli, il cui profilo è caratteristico e distintivo della Taggiasca Ligure.

Nonostante la cultivar (le varietà agrarie di una specie botanica), la stagione, l’altitudine di crescita e l’origine geografica contribuissero al profilo fitochimico, l’intelligenza artificiale ha permesso di identificare marcatori specifici di autenticità.

Successivamente i risultati dei test sono stati valutati con metodiche di intelligenza artificiale e la sensibilità dell’algoritmo è risultata del 100% (32/32), ovvero l’AI è in grado di riconoscere sempre l’olio da Taggiasca.

Come il “face ID”

Per spiegare il processo, il professor Lucini, lo ha paragonato al “face ID” del telefono: anche se alcuni parametri cambiano (ad esempio indossare o meno gli occhiali, la lunghezza della barba) il set di informazioni contiene alcuni “fattori” (in questo caso contenuto e tipologia di alcuni composti fenolici o steroli), che sono caratteristici e quindi distintivi della autenticità dell’olio.

L’impronta dell’ambiente

“Questo lavoro dimostra ancora una volta che l’ambiente lascia una impronta ben distinguibile sui suoi prodotti – conclude il professor Trevisan – in biologia si parla di interazione varietà di pianta-ambiente, in enologia si chiama “terroir”, ma in tutti i casi si intende che una specifica varietà in un territorio definito è in grado di presentare alcuni tratti caratteristici che la distinguono. La ricerca proseguirà sul  il vino, con un doppio scopo sia in termini di autenticità, sia di qualità, lavorando con alcuni produttori di Amarone”.

Foto di Ulrike Leone da Pixabay

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