TENDENZE – Bio: un mercato ricco di opportunità

20 Settembre 2022

Il biologico continua a essere un mercato in salute. E’ emerso dalle indagini condotte da Nomisma e presentate in occasione di Sana, la fiera dedicata al biologico.

L’Italia si conferma leader nel settore biologico per quota di superficie agricola, operatori ed export. I consumi interni sono complessivamente cresciuti grazie al traino di quelli extra-domestici (ristorazione commerciale e collettiva segnano un +53%) a fronte di un segno meno, seppure non molto marcato, della componente domestica (-0,8%). L’incidenza dei consumi bio sul totale dei consumi alimentari è però ancora più bassa rispetto a quanto accade nei principali Paesi europei.

Nel 2022 (anno terminante a luglio) le vendite alimentari bio nel mercato interno (consumi domestici e consumi fuori casa) hanno raggiunto 5 miliardi di euro e rappresentano il 3,5% delle vendite al dettaglio biologiche mondiali. I consumi fuori casa hanno superato il miliardo.

Nel retail cresce il discount

La leggera flessione del retail è legata alla sofferenza della rete di negozi specializzati, che segna una battuta di arresto (-8% rispetto allo stesso periodo del 2021); la Distribuzione Moderna di fatto mantiene a valore le dimensioni del 2021 (+0,8%) mentre crescono del 5% gli altri canali (vendita diretta realizzata in mercatini e aziende, gruppi di acquisto solidale, farmacie, parafarmacie ed erboristerie).

La Distribuzione Moderna rimane il primo canale per gli acquisti di biologico degli italiani, pesando per il 57% del totale delle vendite legate ai consumi domestici. Nel 2022 le vendite nel canale si attestano a 2,3 miliardi di euro (+0,4% rispetto al 2021). (fonte: Nielsen IQ – dati Anno terminante maggio 2022 perimetro omnichannel).

Iper e supermercati sono il formato che, all’interno della Distribuzione Moderna, veicola la maggior parte delle vendite bio: 1,4 miliardi di euro a luglio 2022 (prodotto confezionato a peso imposto – periodo: Anno Terminante Luglio 2022; Fonte: NielsenIQ), segnando un leggero calo rispetto allo scorso anno (-2,0%). Al secondo posto per dimensioni i Discount, con vendite di biologico pari a 272 milioni di euro, in crescita del +14% rispetto all’anno precedente (AT Luglio). Al terzo posto, invece, i Liberi Servizi con vendite per 159 milioni di euro che, come nel caso degli iper e supermercati mostrano un segno negativo (-4,6% Anno Terminante Luglio).

L’eCommerce continua a crescere, ma con ritmi minori rispetto allo scorso anno (+5% anno terminante Luglio – stima Nomisma). Le vendite dei prodotti bio online raggiungono i 78 milioni di euro.

La stabilità delle vendite dei prodotti biologici si riflette sulla percentuale di users bio: nel 2022, come nel 2021, l’89% delle famiglie italiane ha acquistato BIO almeno una volta nell’ultimo anno. I due canali più frequentati sono stati Iper & supermercati (il 68% degli users vi acquista prodotti bio) e Discount.

Le richieste dei consumatori

Quasi 6 consumatori su 10 vorrebbero avere informazioni più dettagliate sulle caratteristiche, metodo di produzione e sui valori nutrizionali degli alimenti biologici.
Nello specifico, il 58% vuole saperne di più sui benefici che il prodotto può apportare a dieta e salute; la stessa percentuale chiede anche ulteriori dettagli sulla distintività del biologico rispetto al convenzionale. Oltre 6 consumatori su 10 vogliono avere informazioni più dettagliate sul contributo alla sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) legate al metodo biologico.

Informazioni chiare sull’origine delle materie prime e sulle caratteristiche del marchio devono riuscire a illustrare ai consumatori gli elementi distintivi del bio, in modo semplice ed efficace.

Il 52% dei consumatori chiede in modo esplicito alle Istituzioni (italiane ed europee) di intervenire con una campagna di comunicazione e di coinvolgere le giovani generazioni attraverso meccanismi di apprendimento in ambito scolastico e di sperimentazione al prodotto nelle mense scolastiche.

Maggiore formazione per il fuori casa

Negli ultimi 6 mesi oltre 6 italiani su 10 hanno consumato prodotti biologici fuori casa in almeno una occasione, scegliendo bio soprattutto per la la colazione, i pranzi di lavoro e l’aperitivo.

La forte crescita dei consumi di biologico fuori casa (+53%) viene confermata dalla presenza dei prodotti a marchio nelle dispense dei ristoranti e delle altre tipologie di pubblici esercizi. L’indagine di Nomisma evidenzia che quasi 8 ristoranti su 10 e 6 bar su 10 utilizzano ingredienti biologici.

A spingere ristoratori e baristi a possedere prodotti biologici è principalmente una scelta etica (lo dice il 62% dei ristoratori e il 38% dei baristi). Più della metà dei ristoratori e il 35% dei baristi, dichiara poi di usare prodotti bio perché conferiscono una caratteristica innovativa e distintiva al locale grazie al posizionamento premium dei prodotti e le relative caratteristiche organolettiche.

Accanto a questi driver, tra le motivazioni c’è anche il crescente interesse della clientela: il 25% dei ristoratori e il 34% dei baristi sceglie di inserire prodotti bio nel menù perché i clienti sono attenti a questo valore specifico.

La prossima sfida dei ristoratori e dei baristi è la formazione: anche se scelgono di inserire il biologico nei propri menù, un ristoratore su 4 e il 41% dei baristi ritengono di non possedere abbastanza informazioni sul metodo di produzione e sulle caratteristiche dei prodotti a marchio bio. Le modalità di controllo sui prodotti biologici, i benefici del bio sul benessere degli animali e le caratteristiche di sostenibilità sono i temi su cui gli operatori ritengono di dover sapere di più.

Interrogati sui trend dei prossimi anni, ristoratori e baristi si vedono concordi: crescerà l’interesse dei clienti nel comprendere le caratteristiche degli ingredienti (lo afferma il 23% dei ristoratori e il 20% dei baristi), e aumenterà sempre di più l’attenzione nei confronti della sostenibilità perché i consumatori saranno sempre più attenti all’impatto ambientale dei prodotti che consumano.

La principale barriera che ristoratori e baristi vedono per il successo del bio riguarda il costo del prodotto: 4 ristoratori su 10 ritengono che sia troppo elevato. La maggior parte pensa poi che per avvicinare i consumatori al biologico serva più informazione perché i clienti conoscono poco le caratteristiche del prodotto a marchio e il metodo di produzione.

Le opportunità dell’export

Nel 2022 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita del +16% (anno terminante giugno) rispetto all’anno precedente. Il riconoscimento del bio Made in Italy sui mercati internazionali è testimoniato anche dalla crescita di lungo periodo (+181% rispetto al 2012, un valore quasi triplicato) e dalla quota di export sul paniere Made in Italy (peso del 6% sull’export agroalimentare italiano totale nel 2022 a fronte di un 4% di dieci anni fa).

La gran parte delle esportazioni (81% del totale) riguarda il food per un valore di 2,7 miliardi di euro nel 2022 (anno terminante giugno), +16% rispetto al 2021.
Le principali destinazioni in Europa per food italiano biologico sono la Germania (indicata nel complesso dal 63% delle aziende) e a seguire Francia (46%) e Benelux (34%).  Al di fuori dei confini comunitari la fanno da padrone Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito. Nel prossimo triennio i Paesi più promettenti per le esportazioni di prodotti bio saranno la Germania (56%) e i Paesi Nordici (32%).

Le caratteristiche che decretano il successo del bio italiano sul mercato estero sono anzitutto la qualità dei prodotti e il generale interesse del consumatore straniero per il Made in Italy (indicati rispettivamente dal 66% e dal 60% delle imprese). Sono considerati elementi di successo anche l’equivalenza del marchio bio europeo (34%), l’elevata spesa media pro-capite per i prodotti bio (33%) e le garanzie associate ai prodotti agroalimentari bio (24%).

Secondo le aziende italiane, gli aspetti che rappresentano i maggiori ostacoli alla vendita dei propri prodotti bio all’estero sono invece i costi legati alle attività di promozione sui mercati internazionali (percepiti come ostacolo dal 42% delle imprese esportatrici bio), le normative/burocrazie locali e la concorrenza di prezzo da parte delle imprese locali (fattori indicati entrambi dal 37%).

 

 

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