Gli italiani e il pane. Un legame importante ma in lenta evoluzione. I dati del 2019 confermano la strutturale riduzione del consumo di pane seppur in misura più contenuta rispetto al passato. Cambiano i gusti, le occasioni di consumo. La sfida per i panificatori è quella di riuscire interpretare al meglio i nuovi trend, affinché il pane fresco possa continuare a soddisfare i bisogni emergenti.
Domenica 19 gennaio Italmopa, l’Associazione Industriali Mugnai d’Italia, ha presentato presso la Fiera Internazionale Sigep & Ab-Tech (Rimini) , la ricerca che ha analizzato i nuovi trend di consumo del pane in Italia e i driver che orientano la scelta del consumatore. Nell’occasione è stato anche presentato il risultato di un sondaggio lanciato tramite il portale www.infofarine.it, attraverso il quale i consumatori hanno potuto esprimere le proprie preferenze in relazione alle tipologie di pane offerte dal mercato e, al contempo, indicare i fattori che hanno determinato una scelta piuttosto che un’altra.
“Tra le varie tipologie di pane emerge, in particolare, un trend positivo per quelle ottenute da farine di frumento integrale o semi-integrale. Per quanto concerne l’evoluzione dei canali distributivi, in risposta all’aumento del peso della GDO, si assiste ad una diversificazione dell’offerta da parte dei panificatori, che investono sempre più nell’immagine dei panifici, diventati luoghi di consumo, di incontro e convivialità”, spiega Giorgio Agugiaro, Presidente Sezione Molini a frumento tenero Italmopa.
Sicurezza, sostenibilità e salute.
“Oggi i requisiti del pane fresco non sono solo di natura organolettica, ma riconducono anche alla sostenibilità della produzione e alle garanzie di sicurezza della filiera produttiva” ha sottolineato Giuseppe Ferrandi, responsabile acquisti comparto pane e dolci Esselunga.
Attenzione anche alla salute: “ Pur essendo sempre stati una fonte importante di calorie nella dieta mediterranea, dagli anni ’50 del secolo scorso ad oggi è avvenuta una notevole diminuzione dei carboidrati a favore di alimenti meno caratteristici, rispetto alle abitudini alimentari mediterranee, con un crescente e corrispondente aumento di eccedenza ponderale. E’ nata così una moda “carbofobica”, ha osservato Andrea Ghiselli Dirigente di ricerca CREA – Alimenti e Nutrizione, che vede nei carboidrati i principali responsabili dell’aumento di peso, dell’insulino-resistenza e delle patologie collegate. Le Linee Guida per una sana alimentazione, invece, sulla base della dieta mediterranea, raccomandano un maggiore consumo di cereali, soprattutto integrali”. Elisabetta Bernardi, biologa, nutrizionista e divulgatrice scientifica ha poi messo in guardia dal bombardamento quotidiano di notizie riguardanti il cibo e la dieta che si rivelano false o non fondate scientificamente. Il pane è spesso oggetto di questi attacchi, mentre per i nutrizionisti – ha ricordato Bernardi – “il pane è alla base della nostra alimentazione e del modello alimentare mediterraneo”. Il pane, bianco o integrale, è un alimento necessario in una dieta equilibrata dato il suo alto contenuto di carboidrati complessi e di energia, che è simile per entrambi i tipi di pane.
I numeri della filiera del pane in Italia
L’industria molitoria nazionale trasforma annualmente 5.400.000 tonnellate di frumento tenero che consentono la produzione di circa 4.000.000 di tonnellate di farina destinate per il 65% alla produzione di pane e sostituti del pane e per il 35% ad altri usi quali biscotteria, produzione di pizza, produzione di prodotti dolciari o pasticceria. Il consumo annuo pro-capite di pane si situa, in Italia, su circa 41 kg, un quantitativo inferiore a quello registrato in tutti gli altri principali Paesi europei (Romania 88 kg, Germania 80 Kg, Olanda 57 kg, Polonia 52 Kg, Spagna 47 Kg, Francia 44 Kg, Regno Unito 43 Kg). Secondo il sondaggio Italmopa, l’84% degli Italiani consuma abitualmente pane, mentre il 16% degli intervistati ha dichiarato di non consumarne o di consumarlo in modo saltuario. Il principale motivo di esclusione del pane dall’alimentazione è di natura dietetica e salutistica.
Tra coloro che consumano abitualmente pane, quello di farina bianca è consumato dal 72% dei votanti mentre coloro che dichiarano di consumare pane di farine integrali ammontano al 39%, una percentuale, comunque, in costante crescita rispetto al recente passato. Inferiori, ma in ogni caso significative, sono le percentuali – rispettivamente del 28% e del 24% – di coloro che consumano anche pane di semole di grano duro o di farine multi-cereali.
In prospettiva, e per quanto riguarda alcune tra le tipologie più ‘trendy’ di pane, il 24% degli intervistati ha dichiarato che intende incrementare il proprio consumo di pane ottenuto da farine bio, il 19% da farine di grani antichi e il 18% da farine macinate a pietra. Solo il 14% dei consumatori intende invece puntare su un consumo maggiore di pane ottenuto da farine di soli grani nazionali/regionali.
Il pane sempre più social
Relativamente alle fonti di informazione alle quali attingono i consumatori per orientare le proprie scelte in materia di alimentazione, emerge il ruolo predominante dei canali social, scelto dal 61% degli intervistati, mentre il 33% si affida ai consigli di amici e parenti, il 22% a canali più tradizionali (TV/radio/quotidiani) e l’11% alle dichiarazioni di testimonial e influencer.
Oltre ai relatori citati sono intervenuti alla conferenza, moderata dal giornalista Oscar Giannino e animata dalle vignette di Sergio Criminisi, Cosimo De Sortis (Presidente Italmopa) e Ivano Vacondio (Presidente Federalimentare).
Anche per il pane insomma la tradizione deve tenere il passo dell’innovazione per soddisfare un consumatore esigente e un mercato in progressiva evoluzione.
