MERCATI – In difficoltà il lattiero-caseario

10 Luglio 2020

Sono bastati gli ultimi mesi di emergenza sanitaria a far recedere un mercato che aveva aperto il 2020 con un certo ottimismo, una buona disponibilità di latte e una domanda mondiale che lasciava ben sperare. Il settore lattiero caseario, con la diffusione di Covid19 ha visto diminuire drasticamente le sue performance.

Nell’ultimo Report Ismea  dedicato al settore si legge che “nel 2019 le consegne di latte dell’UE (incluso Regno Unito) hanno fatto registrare un incremento dello 0,6% rispetto al 2018”. Nei primi due mesi del 2020 risultava confermato il buon andamento della produzione lattiera, con un incremento in tutti i principali Paesi  produttori, ma  la diffusione dell’epidemia di Covid-19 ha coinciso proprio con il picco di produzione primaverile nell’UE, aggravando la spinta dei prezzi verso il basso. Ed è proprio la diminuzione delle richieste del canale Horeca ad aver appesantito la situazione: il crollo della domanda potrebbe indirizzare più latte alla trasformazione di prodotti stoccabili, come il latte scremato in polvere la cui produzione UE (escluso UK), secondo le stime della Commissione Europea, potrebbe crescere del 2,5% nel 2020.

La situazione nazionale

Per quanto riguarda la filiera lattiero casearia nazionale, il 2020 ha mostrato segni di cedimento dovuti all’emergenza sanitaria, dopo i  numeri positivi dello scorso anno registrati dal mercato all’origine (+6,7% nel 2019 secondo l’indice Ismea). E’ calato del 6%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, l’indice Ismea dei prezzi del settore nel primo trimestre, caduta riconducibile alla
progressiva flessione dei listini dei formaggi duri (-9%) e del latte alla stalla (-5%). “In particolare, per le consegne di marzo 2020 gli allevatori italiani hanno mediamente percepito 37,6 euro/100 litri (iva esclusa, senza premi), pari a quasi 3 euro/100 litri in meno rispetto a quanto accadeva un
anno fa”. E’ invece aumentato il prodotto stoccato, proprio nel periodo solitamente di massima distribuzione, per le minori richieste dei caseifici, dovute in parte alla mancanza di addetti assenti per malattia o per limitazioni agli spostamenti, in parte al calo di richieste del canale Horeca.

I prodotti-guida

Nei primi quattro mesi del 2020, i listini del Parmigiano Reggiano hanno perso mediamente il 20% su base annua. Una variazione negativa è
stata osservata anche per i prezzi del Grana Padano (-11%). “Con la diffusione dell’emergenza Coronavirus il mercato dei grana si è, infatti, ulteriormente appesantito, poiché la corsa all’accaparramento da parte delle famiglie, verificatosi presso i punti vendita della GDO, non è stata in grado di compensare la chiusura del canale Horeca da cui normalmente si realizza circa il 60% del valore dell’intera filiera nazionale ai prezzi finali”.  Situazione particolarmente critica anche per i prodotti freschi (soprattutto la mozzarella e latte fresco) e le materie grasse (burro e creme), che sono stati tra i prodotti più colpiti dalla chiusura di ristoranti, pizzerie, bar e pasticcerie.

La spesa dalle famiglie italiane per latte e derivati inoltre, nel primo trimestre del 2020, ha fatto emergere comportamenti d’acquisto legati essenzialmente alla gestione dell’emergenza. In questo periodo le vendite di lattiero caseari hanno subito un aumento rispetto a quanto verificatosi lo scorso anno (+7% rispetto al primo trimestre 2019). Numeri positivi per la vendita di tutte le referenze, in termini di fatturato: oltre 8% i formaggi duri, quasi un quinto della spesa del comparto, +9,5%  i formaggi industriali e +7,9% quelli freschi. Meno marcati gli incrementi per i formaggi semiduri (+1,7%).

Boom di acquisti per il latte UHT:  l’aumento complessivo della spesa trimestrale è stato del 12,4% rispetto allo scorso anno (nel solo mese di marzo si sono registrate punte settimanali del +36% su base annua). I motivi sono legati alla lunga conservabilità che ha favorito una gestione della spesa più razionale (diminuendo le uscite per l’approvvigionamento al punto vendita). Ad uscirne penalizzato è stato il segmento del latte fresco – già fortemente compromesso dalla chiusura di bar, pasticcerie e gelaterie, “sebbene nel primo trimestre sia stato registrato un +2% della spesa, probabilmente come conseguenza di una aumentata propensione alla colazione in casa” si legge nel Rapporto.

Le riflessioni Ismea per il comparto, in generale, sono improntate all’incertezza.”Un’inversione a breve termine di questa tendenza negativa del mercato del latte è difficile da ipotizzare. A livello globale l’equilibrio del mercato sarà influenzato in primo luogo dalla ripartenza della domanda, soprattutto da parte della Cina, che negli ultimi anni ha rappresentato l’ago della bilancia per le dinamiche del settore lattiero caseario. Dopo la chiusura imposta dalla pandemia, la ripresa delle importazioni cinesi potrebbe, infatti, essere innescata da una maggiore richiesta di lattiero caseari dettata da un cambiamento delle abitudini alimentari raccomandata dalle autorità locali…
A livello nazionale, il calo degli ordini del primo trimestre, determinato soprattutto dalla chiusura dell’Horeca, e il conseguente aumento delle scorte hanno fortemente minato la fiducia degli operatori dell’industria lattiero casearia nazionale (Indice Ismea del Clima di Fiducia- ICF). Per la ripresa della filiera molto dipenderà dal rilancio dei consumi interni, con la graduale uscita dalla fase di lockdown, la progressiva riapertura delle attività di ristorazione e la sospirata ripresa dei flussi turistici. Fondamentale sarà anche il consolidamento delle posizioni acquisite sui mercati esteri, nonché l’apertura di nuovi sbocchi, non dimenticando che i formaggi italiani si collocano in una fascia alta di mercato, che potrebbe essere la più penalizzata dall’incombente crisi economica mondiale”.

 

foto: Morana T da Pixabay

 

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