MERCATO – Numeri in crescita per il Made in Italy alimentare, ma preoccupano i dazi

15 Aprile 2025

Il 15 aprile si celebra la Giornata Nazionale del Made in Italy. Una giornata importante per l’agroalimentare che, nel 2024 ha esportato beni per circa 57 miliardi di euro, di cui 23 – oltre il 40% – da parte delle aziende dei settori che fanno capo a Unione Italiana Food. Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia sono i principali mercati di destinazione.

Nel dettaglio, secondo i dati diffusi da Unione Italiana Food, il 2024 ha visto brillare soprattutto l’export di:

  • Pasta: +4,8%, per un valore di 4,02 miliardi di euro,
  • Caffè: + 8,9%, per un valore di 2,66 miliardi di euro,
  • Prodotti da forno: + 13,3%, per un valore di 4,3 miliardi di euro,
  • Cacao e cioccolato: +17,2% per un valore di 2,88 miliardi di euro.

Performance particolarmente brillanti anche per altri comparti: brodi, minestre, salse e sughi (+13,4%), cereali da prima colazione (+18,4%), chips e snack (+44,6%), confetteria (+20,5%), gelati (+10,8%) e integratori (+12,4%).

Secondo Unione Italiana Food, il successo del Made in Italy alimentare non si basa solo sulla qualità dei prodotti, ma anche sull’esperienza emotiva che genera. Il ricordo di un piatto gustato in Italia crea un legame con il prodotto, che spinge il consumatore internazionale a ricercarlo anche nel proprio Paese.

Secondo le stime di Istat, sono oltre 250 milioni i turisti stranieri che nel 2024 hanno visitato l’Italia. E un’indagine del Touring Club Italia rivela che 7 ristoratori italiani su 10 hanno riscontrato una crescita nella cultura enogastronomica degli ospiti internazionali, che risultano particolarmente interessati a conoscere la provenienza degli ingredienti (28%), la storia (25%) e le tecniche di preparazione dei piatti che consumano (14%).

Sul futuro del Made in Italy, anche alimentare, pesa però l’incertezza determinata dalle misure daziarie stabilite dall’Amministrazione americana, nonostante la sospensione di 90 giorni per i dazi cosiddetti “reciproci”, che comunque tiene fermo il dazio aggiuntivo di base del 10% fino alla scadenza del termine dei 90 gg.

La preoccupazione maggiore è quella legata alle variazioni dei mercati finanziari mondiali che rischia di travasarsi sull’economia reale, imprese e consumatori, rallentando i consumi a livello globale, in un contesto in cui il nostro mercato interno ha iniziato a flettere da inizio anno.

 

Foto di jacqueline macou da Pixabay

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