APPROFONDIMENTI – Oltre la plastica: le alternative per i prodotti monouso per il food&beverage

7 Luglio 2020

La ristorazione potrà fare a meno della plastica monouso? Quali alternative sono oggi disponibili per le attività che prevedono l’uso di prodotti usa e getta, come piatti, bicchieri, posate e cannucce, che non potranno più essere messi in commercio dopo l’entrata in vigore della Direttiva SUP? A questa domanda è stata data risposta nel  webinar gratuito che Formalimenti ha organizzato il 6 luglio dal titolo “Materiali e packaging monouso per il Food&Beverage: oltre la plastica”. Tra i relatori che hanno animato la giornata con i loro interventi: Roberto Carcangiu, presidente di APCI – Associazione Professionale Cuochi Italiani, Marinella Vitulli, Food Contact Expert e titolare di Food Contact Center, e Ciro Sinagra, Food Contact Expert, Vicepresidente di Istituto Italiano Imballaggio e Responsabile Ricerca e Sviluppo di Contital.

Ha aperto la giornata Roberto Carcangiu, che ha offerto numerosi spunti di riflessione. “Sono animato dalla passione per il cibo anche fuori dalla cucina – ha esordito – mi interessano aspetti come la conservazione, il prolungamento della shelf life, l’aspetto estetico. Quando parliamo di cibo parliamo di un mondo infinito: che comprende la presentazione, la confezione, il mezzo di trasporto… Oggi siamo in 7 miliardi: la cucina dovrà avere la capacità di fare evoluzione etica, dove produzione e conservazione dovranno essere in equilibrio. Il confronto con specialisti di altre discipline è solo un vantaggio.  Oggi l’argomento della discussione è il contenitore: pensate a una bistecca servita per terra, nessuno la mangerebbe. Questo è il valore del contenitore, che ci fa percepire più o meno buoni e salubri i cibi che mangiamo. Il lavoro che le aziende in questo settore fanno per renderci il cibo gradevole è degno di nota. Per questo invito a non alzare muri, ma a dare a queste aziende gli imput per migliorare ulteriormente i loro prodotti”.

Cosa dice la legge

Marinella Vitulli ha spiegato le leggi europee che regolano il mondo dei materiali a contatto con gli alimenti, i cosiddetti MOCA. La legge di riferimento è il Regolamento (EC) N. 1935:2004, che prevede la responsabilità sul danno per la salute del Consumatore, non solo da parte dei produttori, ma anche degli utilizzatori dei MOCA.  I MOCA, ai sensi del Regolamento, devono essere sicuri e non devono trasferire i loro componenti all’alimento in quantità tali da danneggiare l’essere umano, cambiare la composizione dell’alimento in maniera inaccettabile o deteriorare odore o sapore dell’alimento.

Se il produttore  ha la responsabilità di mettere sul mercato materiali conformi, l’utilizzatore deve sincerarsi di usare questi oggetti nelle condizioni indicate dal produttore e di conservarli correttamente  per non comprometterli prima dell’uso. Non è detto, per esempio che un contenitore idoneo per il congelatore lo sia anche per il rinvenimento in microonde.

Attenzione alle stampe

“Una questione spesso sottovalutata – ha spigato la Vitulli – è l’uso di materiali stampati a contatto con gli alimenti. Mi riferisco alle tovagliette e simili, spesso stampate per fini pubblicitarie, su cui è abitudine appoggiare il pane, ma anche alimenti umidi o grassi, come le patatine che escono dal loro cartoccio. Bisogna evitare di mettere gli alimenti a diretto contatto con la parte stampata perché gli inchiostri possono essere trasferiti al cibo. Sarebbe meglio scegliere tovagliette senza stampe o, se stampate, coperte da un coating in plastica, che eviti il contatto diretto.

Un altro oggetto critico è il cartone per la pizza. In Italia è vietato usare cellulosa da riciclo per questi oggetti perché sostanze indesiderate presenti nella carta da riciclo potrebbero migrare alla pizza. Questa legge, però, non è comunitaria, per cui chi importa o utilizza materiale importato deve sincerarsi che sia prodotto con cellulosa vergine. C’è poi un altro aspetto a cui fare attenzione. Da buona chimica io mi diletto in cucina e seguo video di chef che presentano le loro ricette. Ho visto cose che vanno assolutamente evitate, come per esempio usare un mattone come piatto o formare il cioccolato fuso dentro a palloncini in plastica. Comprendo la fantasia dei cuochi, ma questi suggerimenti vanno a scapito della sicurezza alimentare”.

La questione ambientale

Agli aspetti di sicurezza si è aggiunta negli ultimi anni anche la questione ambientale. É stato pubblicato il 12 giugno 2019, sulla Gazzetta Ufficiale europea il testo della Direttiva UE 2019/904 del 5 giugno 2019 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente. Questa legge è meglio conosciuta come direttiva SUP (Single Use Plastics), e impone divieti o limitazioni alla vendita di alcuni articoli monouso in plastica.

“Gli articoli messi al bando – ha elencato Marinella Vitulli – sono bastoncini cotonati (già vietati in Italia dall’inizio di quest’anno), posate (forchette, coltelli, cucchiai, bacchette), piatti, cannucce, agitatori per bevande. Sono vietate anche scatole con o senza coperchio per alimenti destinati al consumo immediato, sul posto o da asporto, generalmente consumati direttamente dal recipiente e pronti per il consumo senza ulteriore preparazione, tra questi i contenitori per alimenti tipo fast food o per altri pasti pronti per il consumo immediato. E’ vietata anche la vendita di prodotti realizzati in plastica oxo-degradabile. Non sono invece banditi gli oggetti in plastica a uso ripetuto, quali bicchieri, piatti, supporti per finger food…. realizzati in plastica lavabile e riutilizzabile”.

Le alternative

Ma il mercato ha bisogno anche di materiali monouso, soprattutto per attività come il catering o il banqueting. Sul mercato sono disponibili materiali alternativi che vanno conosciuti e usati correttamente.

“Oggi – ha spiegato – sono presenti sul mercato diversi “materiali bio” in polpa di cellulosa, legno,  bambù e altri biopolimeri. Il vantaggio di questi materiali è di essere biodegradabili e compostabili, ma potrebbe presentarsi più facilmente rispetto alla plastica il problema delle migrazione. Questi materiali sono ancora poco noti per cui vanno studiati bene per individuare le limitazioni d’uso e i problemi di non conformità e, come tutti gli altri MOCA, vanno usati nello scupoloso rispetto di quanto indicato dai produttori. Alcuni materiali presentano criticità, e il mercato necessita di materiali sicuri, sostenibili per l’ambiente, e conformi relativamente a migrazioni e conformità tecnologica… Libero spazio quindi alle innovazioni!”

L’alluminio una alternativa sicura

Tra i materiali alternativi alla plastica, e con una solida tradizione di utilizzo al contatto con gli alimenti figura l’alluminio. “La norma di cui stiamo parlando – ha spiegato Ciro Sinagra – non è stata emanata come un fulmine a ciel sereno, già da anni la legislazione europea si occupa di plastica, per ridurre il suo impatto sull’ambiente. La nuova legge si colloca proprio in questo ambito.

La nostra azienda ha lanciato un piatto in alluminio che si pone come alternativa alla plastica. L’alluminio è protetto da un coating polimerico che protegge il materiale dalla corrosione e lo rende idoneo anche per alimenti acidi e salati; il bordo è antitaglio. Abbiamo svolto tutti i test per verificare la conformità al contatto alimentare, valutando anche l’uso in forno e nel microonde“.

I piatti, che sono disponibili sia in confezioni per l’HORECA che per la gdo sono disponibili tondi (fondo, super fondo, piano, frutta) e quadrati.  “Questi piatti – ha sottolineato – sono idonei per la congelazione e la surgelazione. Esisono anche in versione termosaldabile, idonea per veicolare i pasti e utilizzabile anche da ospedali e mense”.

E’ stato anche preso in considerazione l’aspetto ambientale. “Abbiamo calcolato la LCA di questi piatti – ha sottolineato Sinagra – che sono realizzati in alluminio  100% riciclato. Ricordo che l’alluminio può essere riciclato all’infinito, senza perdere le proprie proprietà e in Italia oltre l’80% dell’alluminio post consumo è effettivamente riciclato”. 

Una gamma completa per la ristorazione

Questa non è l’unica novità proposta dall’azienda per la ristorazione. La gamma BAKE-EEZE!  comprende contenitori in alluminio per la cottura in forno. “Il problema per i contenitori tradizionali – ha spiegato Sinagra  – è l’aderenza dell’alimento cotto sulla teglia, per questo i ristoratori devono spalmare le teglie con sostanze che evitano questo effetto. Le nostre vaschette rendono on più necessaria questa operazione, perché abbiamo aggiunto nell’olio di pre-lubrificazione del laminato (coadiuvante tecnologico usato per lo stampaggio delle vaschette – conforme al DM 76 del 18.04.2007 e conforme alla FDA) la cera carnauba, un additivo alimentare usato nella confetteria, con notevoli proprietà antiaderenti”.

E’ disponibile anche una linea di vaschette richiudibili, ideali per l’asporto e il delivery di cibi caldi e freddi, nella versione che simula la terracotta e in un’altra, dall’estetica molto curata per i piatti più gourmet. Anche questi prodotti sono smaltibili nella raccolta riciclata. “Investire in ricerca e sviluppo – ha concluso Ciro Sinagra – è l’unica strategia per le sfide che ci attendono”.

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